Narco-K9 e l’addestramento che può condannarli alla pensione.

Nell’immaginario collettivo, il cane poliziotto è il fedele collega a 4 zampe specializzato nei servizi anti-droga.

Unità Cinofila SecurityDogs in ausilio di P.G. durante un servizio anti-droga.

Per gli operatori ed i professionisti del settore, è solo una delle numerose potenzialità di un Working-Dog impiegato nell’ambito della sicurezza (cos’è un Working Dog Handler quali sono le altre specializzazioni).

Le attività di un cane da lavoro stanno rapidamente aumentando: dalla contaminazione tra security e safety, nascono nuove forme di utilizzo nel campo degli agenti patogeni e del bio-terrorismo (hai mai sentito parlare dei cani anti-Covid?); nell’esplosivistica ci si aggiorna alle nuove frontiere degli HME, ovvero Home Made Explosives (se vuoi approfondire, ti presentiamo Precision Explosives); nella sicurezza più in generale si applicano nuove tecniche e nuovi strumenti per un impiego sempre più urbano e meno standardizzato (conosci i nuovi set-up per cani militari e di polizia?).

Unità Cinofile SecurityDogs in briefing di ausilio alla Polizia di Stato per attività anti-esplosivi.

Ed allora, perchè si parla di pensionamento dei cani anti-droga?

In realtà, a minare la formazione ed il dispiegamento operativo di unità cinofile dedite al contrasto dei narcotici, è la depenalizzazione del consumo del principio attivo THC che viene assunto sotto varie forme e sostanze, in numerose nazioni.

Il caso di specie, è rappresentato da alcuni Paesi degli U.S.A., dove intere unità K9 – anche giovani ed addestrate a fronte di un grande investimento economico – vengono dismesse poichè non più idonee alla mansione.

Il motivo è legato al tipo di addestramento che hanno ricevuto: non riuscerebbero più a ignorare una sostanza che, d’ora in avanti, è considerata legale.

Anche una de-sensibilizzazione alla sostanza non si applica con successo a tutti gli esemplari, e richiede competenze e tempi dilatati a fronte di una routine lavorativa che è sempre più serrata.

Per sgombrare i dubbi anche al lettore fermo al gossip del 1990, un cane antidroga non viene addestrato somministrandogli sostanze stupefacenti: vengono utilizzati kit di addestramento specifici, e soprattutto non in forma diretta ma di associazione al gioco.

Uno dei nostri esemplari di Pastore Belga Malinois, il loro temperamento e l’alto predatorio, uniti ad altre caratteristiche morfologiche, li rendono tra i cani più attratti dal gioco e quindi idonei per questo tipo di formazione e successivo lavoro.

Il mutamento politico e di costumi sopra descritto, anche se ancora lontano dalle prese di posizione del legislatore nella maggioranza dei Paesi del mondo, non può essere ignorato.

La formazione di un cane è un processo lungo, e spesso irreversibile, e va quindi pianificato con lungimiranza.

Ecco perchè, con altrettanta visione d’insieme, dovremmo subito approcciare il condizionamento olfattivo dei cani antidroga con altri strumenti addestrativi, puntando su training aids specifici per ogni sostanza ed abbandonando i vecchi metodi che vedono in un solo strumento il panel completo delle sostanze da insegnare al cane (Cocaina, Eroina, THC ed in alcuni casi metamfetamine, tutti in un unico strumento tecnico).

Unità Cinofila di SecurityDogs in addestramento olfattivo

Per motivi economici e di “comodità”, si assiste a training frettolosi o “alla portata di tutti“, con strumenti che non discriminano le sostanze ma puntano a formare un cane “chiavi-in-mano” apparentemente capace di fare tutto quello che si richiede ad un cane antidroga. Ancora peggio, assistiamo in giro per l’Europa alla discutibile formazione effettuata – da chi è titolato ad eseguirla – con sostanze reali provenienti da stock conservati in modo inadeguato, con cross-contaminazioni tra sostanze custodite tutte insieme e tutte nello stesso luogo. Insomma, piccole e grandi sviste che fanno la differenza nella gestione dei kit di addestramento.

Non esiste più un lavoro adatto a tutte le stagioni, specialmente nel compito certosino di addestrare il più versatile strumento olfattivo del pianeta: il cane.

La scelta di strumenti addestrativi contemporanei alle esigenze del mercato, è una delle chiavi per un training efficace e duraturo.

Viene spesso ignorato il progresso politico che, a torto o a ragione, modificherà la vita di un essere vivente e di un operatore professionale. Per questo, nell’approcciare ad un lavoro di training specifico, sarà necessario pianificare con il cliente (amministrazione dello Stato, o privato che sia) gli obiettivi e gli impieghi esatti dell’unità cinofila di nuova formazione.
Tra le altre riflessioni, appare sempre più evidente che non ci sono abbastanza investimenti in ricerca e sviluppo relative all’addestramento a nuove droghe sintetiche, ormai largamente diffuse, per le quali rimane determinante lo screening primario del detective e dell’intelligence classica a discapito del cane che – nonostante le sue straordinarie capacità tecniche- arriverà quasi sempre in seconda battuta.

Qualche adattamento tecnico, ed un cambio di rotta in questo settore, potrà contribuire alla salvaguardia di tanti esemplari ancora utili alla comunità.

Massimiliano Macera

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